Sigmund Rascher e Josef Mengele: la scienza della follia
- Rosaria Capuano
- 29 gen 2019
- Tempo di lettura: 3 min
Esperimenti scientifici nei campi di concentramento, la cruda realtà del Nazismo attraverso la scienza nelle fabbriche della morte.
Come ogni anno, il 27 gennaio il mondo è pronto a ricordare la giornata della memoria per ciò che fu lo sterminio di 14 milioni di persone tra cui 6 milioni di ebrei. Si parla dell'eliminazione degli "indesiderabili", di coloro ritenuti dal nazismo una classe di impuri ed inetti. I documentari, i film e le testimonianze tramite video sono di un numero incredibile e si ha, di certo, una vasta scelta. Grazie a film come "Il bambino col pigiama a righe", "La vita è bella" o "Il pianista", ogni anno ci viene riflettere su ciò che è stato l'olocausto. Eppure, queste innumerevoli rappresentazioni, non ci elencano che una misera parte della realtà nazista. I campi di concentramento non consistevano, come siamo soliti pensare, solamente nello sterminio tramite macchinari come camere a gas o cremazioni, ma erano un mondo molto più crudele. All'interno dei "ghetti della morte", si proponeva l'impensabile con uomini che si proclamavano "figli della scienza", presunti "scienziati" autori di torture peggiori di ciò che ci hanno sempre descritto e sfruttamenti umani inimmaginabili. Fra tutti spicca una figura di vasto rilievo sociale, un uomo, i cui esperimenti vennero definiti disumani, condannato e disprezzato dai sui stessi coleghi: il dottor Sigmund Rascher.
Nato a Monaco di Baviera nel 1909, divenuto militare e medico presso le SS, Rasher fu una delle figure più enigmatiche e spaventose del decennio nazista. Fu un uomo privo di sentimenti e tatto, i cui progetti vennero lodati dallo stesso Hitler. La breve carriera da ricercatore di Rasher fu causa della morte di milioni di prigionieri, per la maggior parte nel campo di Dachau, suo sede lavorativa principale. Rasher si dedicò ad esperimenti riguardanti la coagulazione del sangue, decompressione ed, in particolar modo, congelamento, avendo un chiodo fisso per quest'ultimo.
Le vittime di tale sperimentazione erano costrette a rimanere nude all'aperto con temperature glaciali fino a 14 ore o tenute in vasche di acqua gelata per oltre 3 ore, andando incontro ad una morte per ipotermia. Specialmente negli esperimenti in acqua, la temperatura era portata a meno 25-29° C; oloro che resistevano in vita oltre i 24° C, erano legati con cinghie ai letti e dovevano esser riscaldati dal corpo di donne Rom che fungevano da "stufa umana". Le aspettative di vita di questi ultimi erano relativamente alte ma i superstiti andavano incontro a malattie cardiovascolari o altre patologie. Infine, a Dachau, Rascher sviluppò capsule di cianuro che potevano essere facilmente utilizzate sia per uccidere che per il suicidio. E se il dottor Rasher venne condannato durante il processo di Norimberga, nel 1945, e fucilato, non ebbe la stessa sorte il suo collega Josef Mengele.
Nato a Gunzburg nel 1911, fu capitano delle SS e criminale di guerra tedesco. Mengele è noto per i crudeli esperimenti medici e di eugenetica che svolse nel campo di concentramento di Auschwitz, usando i deportati come cavie umane, soprattutto bambini. Egli era ossessionato dai gemelli, principalmente monozigoti da cui era chiamato "lo zio" e da lui definiti "le mie cavie". Mengele, meglio conosciuto come "L'angelo della morte", era affetto da una profonda personalità sadica. Viene raccontato come provò ad unire due gemelli zingari tramite le mani per renderli siamesi o di come condusse i suoi esperimenti sulla decolorazione oculare, l'amputazione di arti e la rimozione di organi completamente in assenza di anestesia.
Alcuni racconti dei sopravvissuti, ma anche di guardie naziste, descrivono Mengele come un entusiasta, che volontariamente si offriva per fare gli “straordinari”, con incarichi che andavano oltre ciò che era di sua competenza. Era perfettamente a suo agio nel campo, con l’uniforme impeccabile, e un leggero sorriso sempre stampato sul volto. Alla fine della guerra riuscì a scappare in Sud America dove morì nel 1979 per arresto cardiaco.