Per non dimenticare
- Simone Gesummaria
- 29 gen 2019
- Tempo di lettura: 1 min
Da molti anni, in Italia, ogni 27 gennaio, si celebra il giorno della memoria.
In tale ricorrenza, si commemorano le numerose vittime ebree, ma non solo, dei campi di concentramento. Durante la Seconda Guerra Mondiale, i nazisti costruirono campi di concentramento per eliminare la razza impura, quella ebrea. Questa errata concezione dell'esistenza di una razza superiore e una inferiore portò a drammatiche conseguenze: numerose persone persero improvvisamente casa, lavoro e famiglia e furono deportate in massa verso i campi di concentramento, dove trovarono la morte oppure lavorarono come animali. La loro vita dipendeva da un cenno di testa del comandante nazista: bastava un niente e queste persone venivano fucilate, mandate nelle camere a gas o arse vive nei forni crematori.

Cosa fare, dunque, affinché questi terribili atti non si ripetano più? Bisogna ricordare. È l’invito che il poeta Primo Levi, il quale anche fu rinchiuso nei campi di concentramento, riuscendosi a salvare, fa agli uomini. Ricordare, però, non è sempre facile.
Chi ha vissuto sulla propria pelle lo scempio delle atrocità naziste, ha avuto enormi problemi nel continuare a vivere e ha preferito cancellare, anche se con fatica, quanto visto coi propri occhi.